Sto

Come stai?
E cerco sempre di essere sincera, con chi posso, è chiaro. Quel “bene” convenzionale mi è sempre stato sui coglioni. No, bene non significa nulla, bene è la risposta per chi non vogliamo nella nostra vita così in fondo da spiegare dove siamo a questo punto e perché.
Dico che spesso sto. E sto vuol dire un milione di cose. Sto mi dà l’idea di un’attesa, dipendente da me o no, poco importa. Sto, come fossi alla finestra a vedere che succede e poi muovermi. Sto, come dopo una grande botta che ti devi rialzare, ma aspetta un attimo che mi devo riprendere. Sto, come a riposare dopo una grande fatica, che non ti lascia sentimenti esprimibili in parole, hai il fiatone, le parole non aiutano, sto.
E adesso, come sto? Lo chiedo a me stessa, me lo chiedo spesso per non perdere il contatto con la terra e non lasciare nulla di irrisolto, almeno per quel che posso. Potrei rispondere qualcosa tra “sto” e “diciamo bene” che non è come un bene e basta. È come dire che in fondo male no, ma non ho esattamente quello che vorrei. Ecco, la forma che ora mi appartiene di più potrebbe essere: Diciamo bene, sto. E no, non ho origini sarde, né son parente di Yoda. Mi contemplo, giorno per giorno, non mi chiedo troppo su domani, da tempo ho messo in folle e vado per inerzia, il che farebbe supporre ci sia una discesa, ma no, vado in folle anche in salita, col rischio di andare a marcia indietro.
Ieri, mentre ero tra amici cari, dopo risate fino alle lacrime, mi sono ritrovata sul balcone a fumare, sola come non era successo per le sigarette precedenti. Un momento e si ferma la risata, ti isoli e vedi dalla finestra gli amici che parlano e ridono, come in un film muto e non ci sono sottotitoli. La mente si distacca e come un fulmine arriva un’immagine di te dall’esterno. L’ho vissuta anche qualche giorno fa una scena simile, solo che ero a lavoro e nel Corso qualcuno si dilettava in una versione di Estate di Bruno Martino, o forse è sembrato a me che fosse quella canzone lì. E così, all’istante, ho percepito una malinconia che indosso come tubino nero, sta sempre bene per quasi tutte le occasioni, la mia malinconia. Che cazzo, mica mi ci sarò affezionata a questa immagine di me da pseudo esistenzialista decadente? No. NO. Mi amo di più da serena, sorridente e stupida. Ma capirai, mica queste cose ti arrivano solo perché ti ami di più. Continui a vederti come sul balcone, sola e mentre fumi, con lo sguardo perso in un nonsodove a navigare.
Quindi sto. Malinconica. Come a volere qualcosa che non posso al momento. Un viaggio, andare a fotografare, prendere il sole in faccia. Forse anche da sola, così non ho nessuno che mi mette fretta se mi fermo a fare una foto. Poi però vorrei qualcuno con cui cenare e raccontare cosa ho visto, cosa ho fotografato, o anche solo dire, “Buono questo pesce, no?” Io da sola ci sto pure bene, ma poi la mia esuberanza, il mio essere logorroica, la mia voglia di socialità emerge e ha bisogno di sfogarsi.
Come stai?
Mi prendo un po’ di tempo, magari torno a rispondere senza farci tanti giri intorno, magari mi appiattirò sul bene banale che vorrebbero sentirmi dire. Magari dirò anche “molto bene”, per essere più convincente. Perché dire “sto come sul balcone mentre da qualche parte suonano Estate” non farebbe comunque capire nulla. Ma io mi rispondo così. Almeno per un altro po’, e poi chissà.

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