R.

Stringevi forte tu. Hai saputo tenermi incastrata per tre lunghi anni e io mi sono lasciata fare. L’immagine che ho di te è così tremendamente incisa nella testa che non passerà mai, anche per non lasciarmi risucchiare da qualcun altro come è successo con te.
La prima volta ti ho incontrato in una stazione e dentro di me ripetevo che non doveva succedere nulla e invece è successo tutto.
Tu hai distrutto una ragazza ingenua e dedita alla normalità noiosa e di questo in fondo te ne sarei grata se non fosse che sono convinta che sarebbe arrivato comunque qualcuno al posto tuo a farlo. Volevo che qualcuno mi svegliasse dal torpore, dai nomignoli degli ultimi quattro anni, dai tiamolosaichetiamo detti come un rosario e come questo avevano perso ogni senso d’esser recitati.
Non eri bello, non eri affascinante, eri notevolmente più grande di me, ma avevi la testa e io di quella mi innamoro facilmente. Parlavamo sempre di libri e ce li scambiavamo, al punto che a me è rimasto il tuo libro di Seneca, a te un buco tra i vari volumi. Sei stato un ladro. Mi hai rubato veramente la verginità, non quella fisica, che era ormai dimenticata, quella mentale che fino a quel punto non era scomparsa. Prima di te il sesso era quello del lecitamente consentito:  pensieri alla missionaria. Dopo di te ho mandato via per sempre la brava bambina, ho trovato la Donna.
Mi hai rubato anche il tempo perché non c’era più nessuno per me, solo tu. Anche dietro uno schermo, una telefonata, un messaggio, venivi prima tu.
Mi hai rubato le persone care che ho allontanato per difenderti, perché la tua presenza non si poteva dire. Nemmeno la mia, ma tu tornavi nel tuo guscio tra i tuoi affetti, io tornavo da sola. E sola sarei rimasta se non mi fossi ribellata, se non avessi aperto gli occhi.
Ti muovevi con scaltrezza nella mia vita, mi ripetevi che sarei andata via, trovando qualcun altro più libero di te, più giovane di te e intanto mi legavi le mani e mi legavi i piedi, ma soprattutto il cuore.
Il sesso mai vissuto in maniera normale, ha avuto scenari sempre assurdi, il letto per noi era diventato quasi una fantasia erotica spinta in confronto alla campagna, la macchina, la spiaggia.
Starti addosso era l’unico desiderio che mi portava in fondo alla settimana, ai nostri sabato mattina, mentre lei era a lavoro e i figli a scuola e noi a scopare.
Oggi lo racconto crudamente, non c’era poesia, per quanto ne avessimo messa in parole, a volte me le leggevi pure, ma era una distrazione dal legaccio che avevo attorno alla vita.
Mi hai succhiato l’anima per tanto tempo che non lo voglio ammettere a me stessa, che è la prima volta che scrivo così tanto di te.  L’immagine definitiva che ho di te risale a quella domenica pomeriggio, quando ti avevo raggiunto in stazione, di nuovo, un’altra stazione. So solo che abbiamo parlato tanto prima di finire nel mio letto, l’ultima volta, la mia testa esplodeva e io piangevo a dirotto, disperata, singhiozzando, tu sopra di me, scopavi. Ed era come se lo facessi solo tu. Io non c’ero, io ero pianto e dolore.
Mi hai detto che lasciavi a me la scelta, che non ti saresti fatto sentire il giorno dopo e io non ti ho cercato più. Per sempre. Nemmeno quando un mese dopo mi hai tolto la vita con continue telefonate a cui non rispondevo o con messaggi dove insinuavi che forse avresti dovuto fare un test perché ti sembrava impossibile che io avessi rotto le catene senza rifugiarmi in quelle di qualcun altro.
Quando penso a te, penso a queste ultime cose più che a quello che tuo malgrado mi hai regalato. E da quando non ci sei più ho capito veramente cosa vuol dire sentirsi libera.

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3 thoughts on “R.

  1. LaLetteraVi September 30, 2016 at 7:45 am Reply

    Reblogged this on Volevo Solo Scrivere and commented:

    Un post di qualche tempo fa che torna attuale per racconti di amiche che vorrei riuscissero a vedere cose che l’amore fa dimenticare.

  2. simone May 9, 2017 at 2:07 pm Reply

    Bella e utile descrizione, oltre che realmente evocativa. Bellissimo il tuo commento del 30 settembre 2016; un faro per le tue amiche, per evitare loro di sfracellarsi sugli scogli. Purtroppo dico, per esperienza, che sia la profondità del tuo scritto del 2014 che l’avviso contenuto nel commento possono essere compresi solo da chi ha assaggiato quanto aguzza sia la pietra che l’impeto dei flutti cela.

    • LaLetteraVi May 13, 2017 at 8:36 am Reply

      E c’è anche chi, pur sfracellandosi, continua a tuffarsi. Ma certe cose difficilmente si spiegano e si arginano. Ognuno segue la propria vita. Comunque. Grazie Simone. ❤

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