Ginocchia sbucciate

Penso al nonno che tornava dalla campagna in bicicletta e a noi che gli correvamo incontro, di quelle corse che finiscono con le ginocchia sbucciate e la nonna che le disinfetta mentre ti accarezza  dice: “Non è successo niente, meh, ti sei fatta un po’ più grande.”
Forse mi sarei dovuta ricordare più spesso le parole di nonna ogni volta che sono caduta. Sei diventata un po’ più grande.
E dopo tante ginocchia sbucciate, quanto grandi si diventa, nonna? Si diventa giganti? Eppure dopo trentotto anni mi sento ancora tanto piccola che vorrei ci fosse qualcuno a disinfettare la ferita e accarezzarmi, rassicurandomi che non è successo niente.
Ce n’è voluto di tempo per imparare che grande lo diventi davvero, proprio perché non c’è il nonno che ti prende in braccio e ti porta da nonna, ti rialzi da sola. Guardi la ferita guarire mentre un po’ la senti pungere e tirare, vedi la crosta scomparire e ti dimentichi, talvolta, di esserti anche ferita.
Mi dicevano anche di non stuzzicarla quella crosta, sarebbe rimasto il segno. E quanti segni poi porti addosso. Ci sono anche segni che porti tu per le cadute degli altri.
Ci sono dolori che sono come il segno della marmitta del motorino di mio cugino me la ricordo, ma sulla gamba non la trovo più la cicatrice; altri, come la scottatura sul braccio, ricordi per filo e per segno: come e quando mi sono bruciata se c’era qualcuno a preoccuparsi per me e la vedo netta e indelebile più di un tatuaggio, non se ne andrà mai via; poi ci sono quelle fresche, di poco conto, che le vedi ora che ancora porti un segno sulla mano, non fa male, ti è bastata l’acqua corrente per non pensarci più, la vedi e basta.
Devi imparare a dirti che non è successo niente, che stai crescendo, anche adesso che sei una donna, non smetterai mai di diventare grande per le cadute, nel rialzarsi, nell’accudirti, devi imparare a diventrare grande bastando a te stessa.
Sarai, talvolta, quella che accarezza e incoraggia dopo una caduta, senza pretendere nulla. Questo è difficile. Spenderti con gratuità delle volte non è così semplice, essere il sostegno dopo la caduta, nella consapevolezza che probabilmente non ci sarà qualcuno a farlo per te al prossimo ginocchio sbucciato, non darlo per scontato. E nonostante tutto essere grata, perché – questa è una cosa che nonna non ti dice – diventi grande anche a dare le carezze e incoraggiare e disinfettare le ferite.
Ringrazio ogni giorno le ferite che mi hanno segnata, nonostante il dolore, il senso pungente della sconfitta di una corsa che non arriva alla meta ma ti fa planare giù, pelle sull’asfalto e lacrime che salgono, grazie. Per tutte le volte che sono diventata grande raccogliendomi le gambe tra le braccia, fronte-ginocchia, stringendomi in un abbraccio consoltario e disinfettante. Grazie per avermi insegnato a crescere.

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One thought on “Ginocchia sbucciate

  1. Tati May 9, 2016 at 11:50 am Reply

    fantastico!… soprattutto il finale…
    un abbraccio 🙂

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