Lezioni di nuoto

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Mi fisso le mani mentre non so cosa stia succedendo dentro me. La percezione netta di qualcosa da mettere a posto senza averne i mezzi. Il freddo si propaga nelle vene e non so dargli una spiegazione razionale e logica. Di mille parole che ho detto a P., quasi dicendole a me, non resta che un castello di sabbia travolto da un’onda. Restano i se, tutti in fila, serrati davanti a me, e mi fanno paura e non ho nessun conforto. Oggi, che ne avrei bisogno infinito.
Ci rinuncio, ogni tanto devo concedermi di lasciare tutti i sorrisi di difesa e quegli incoraggiamenti che da sola mi do per passare oltre, per non cadere. Ma la pelle ha bisogno di ricrescere e non posso fare finta che tutto vada bene mentre questo freddo mi sta attanagliando. No, oggi non ce la faccio e non mi importa di guardare al sole, alle cose che oggettivamente dovrebbero farmi stare meglio. Voglio arrabbiarmi come una bambina a cui manca un giocattolo, anche di fronte ad altri 10.
Mi metto in quell’angolo, quello di V. nella camera di mamma e papà, dove nessuno verrà a chiedermi perché e come.
Mi infastidisce la presenza petulante di chi si crede simpatico, mi sento intollerante verso chi cerca di entrare nella mia vita quando io non lo voglio. Dovrei smettere di essere empatica e accondiscendente, mi faccio male, continuo a farmene non so quanto coscientemente.
Arriverà finalmente il giorno in cui potrò sentirmi io quella vincente, quella che presta il sorriso al mondo perché ne ha in eccesso. Anche se a volte mi sento stanca di questa attesa, un’attesa ricoperta di vatuttobenesonofortevatuttobene. No, oggi non voglio esserlo, forte.
Voglio sentirmi protetta, curata, abbracciata, coccolata, voglio essere bambina e scaricarmi di dosso tutte le responsabilità e gli obblighi. Chiudere gli occhi e lasciarmi andare, come stare a galla sul pelo dell’acqua, non dovendomi per forza preoccupare della corrente. E invece mi sento come in quel momento in cui papà mi dice, “Dai, arriviamo fino alla torre!” e io la guardo lontana e piccola, ma non ho il coraggio di dire “Papà io non ce la faccio, io voglio stare qua” e gli sto dietro seguendo il respiro, concentrandomi sul movimento dell’acqua, nuotando come meglio posso per arrivare fino lì e non deludere le aspettative, per farlo sorridere soddisfatto delle lezioni apprese. Ma a me manca il fiato e le braccia mi fanno male e a tratti ho paura di quelle ombre sotto di me che sembrano volermi prendere una gamba e portarmi giù. Mentre lui va molto più avanti di me e non posso chiedergli di aspettarmi per non perdere il fiato, il ritmo, la concentrazione, per non deluderlo. Prima o poi ci arrivo alla torre, te lo giuro, ma oggi fammi fare una sosta, aggrappata allo scoglio, dove l’acqua è più limpida e posso riprendere fiato. E non rimanere deluso, le lezioni sono servite, sono solo molto stanca adesso.

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