Di noi, del tempo, dell’inizio e quante volte abbiamo detto fine

Che gran casino che siamo. Ogni tanto penso che sarebbe meglio tornare indietro, il problema è che non so bene quale punto preciso potrebbe risolvere la situazione.
Quindici anni fa?
Ero appena arrivata a Milano, il caldo colava dagli abbaini della mansarda e facevo fatica, molta fatica ad amarla la tua città. Eri solo uno della comitiva, quello bruttino ma che faceva ridere, eri soprattutto il ragazzo di I. Se mi avessero raccontato in quel momento tutto quello che saresti stato per me, avrei riso fino alle lacrime, come facevi ridere tu.
Cinque anni fa?
All’improvviso questa vita 2.0 ci ha fatto incrociare di nuovo, quando non avevo più contatti della vecchia vita, da quando avevo chiuso il mio matrimonio tu eri diventato un fantasma, come tutte le persone che avevo conosciuto, frequentato e amato dieci anni prima. E all’improvviso cominciare a scriversi a ridere a capire che quella cosa non sarebbe stata amicizia e basta. E i tuoi freni e le mie domande e dove stiamo andando? E stavamo andando a Orta, a Punta Ala, in Sardegna, stavamo andando sulla luna. Quando poi ero io a frenarti, che no, una vacanza insieme non era innocua, ma ne sei convinto? Eri convinto. Eravamo felici. Eravamo l’invidia di chi ci vedeva condividere mille cose.
Eri tu, sulla scala a tinteggiare le travi in legno e io a tenerla e a passarti gli utensili.
Ed è l’immagine che più mi torna in mente, simbolica, perché ero io a reggere quella relazione, ma non lo sapevo ancora.
Ero io che col tempo e con coraggio sussurravo un ti amo pieno di paura, eri tu che scappavi perché la tua paura era più grande della mia.
Pochi mesi dopo?
Tentennamenti, siamo stati tentennamenti in quei mesi. Non potevo respingere il tuo ritorno, ero ancora troppo debole per capire e decidere con lucidità di mandarti via. Fino al brusco risveglio. Meno dolore, tanta rabbia.
Nella stessa camera che avevamo condiviso a capodanno, felici e appena ritrovati come non eravamo più, sulla spiaggia di ciottoli con gli amici, nei primi caldi di aprile; e avevo pensato fosse solo un gesto carino, svegliarti con un bacio per non farti russare davanti al mare, mentre invece non hai perso tempo a scansarti e urlarmi contro. E questa è l’immagine di quei noi due, indelebile e triste.
Tre anni fa?
Ed è stata l’unica volta che ti ho cercato, stava scoppiando un’altra estate, Milano cominciava a sembrarmi una amorevole madre adottiva e avevo chiuso un’altra storia di quelle che hanno trapuntato il tempo tra un rapporto e un altro con te. Ero sicura, convinta, potevo gestire in maniera diversa la tua presenza, potevo esserti amica ché era un peccato per tutte le cose che potevamo condividere, per i nostri interessi.
Ingenua. Non ci saremmo mai limitati, non ci potremo mai limitare. Il salto di un mese e il mio letto, la mia cucina, il mio bagno, il mio pavimento, qualunque posto era il nostro, della nostra passione inevitabile.
E poi due anni fa?
Oppure lo scorso Natale?
Meglio ancora l’ultimo gennaio sulla nostra pelle?
È vero non ci siamo nemmeno visti, ma per la prima volta, in una singhiozzante presenza, mai innocua, mi hai cancellata, doveva essere per sempre.
Ma alla fine è la vita che decide per noi e ci siamo ritrovati l’uno di fronte all’altra a cancellare per l’ennesima volta le tue assenze e il tuo continuo scomparire.
A che serve lottare, respingerti, cercare di spiegare a chi mi vuole bene l’inevitabile illogico sentimento che ci lega?
Siamo ancora qui, che non sappiamo dare un nome a questo noi, a veder passare stagioni e in fondo non ce ne fotte niente di darci un nome, a tratti ci sentiamo ridicoli e irrisolti.
Non cambierà mai, non mi illudo che tu veda tutta insieme questa storia che ci ha marchiati, non posso essere io a farlo.
No, tornare indietro in uno qualunque di questi momenti non ci salverebbe, non mi impedirebbe di pensare che, qualunque cosa verrà, ti porterò sempre cucito addosso, impresso più dei miei tatuaggi. E adesso aspetto solo la prossima apparente fine.
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One thought on “Di noi, del tempo, dell’inizio e quante volte abbiamo detto fine

  1. […] continuo a rileggerle. Avrei pagato per sentirmi dire una cosa così nei corsi e ricorsi di una storia. Ora sono dubbiosa, incerta, piena di se, di ma, di dolori accumulati, di pensieri e sentimenti […]

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