Mentre dormivi

Il tuo respiro sulla mia nuca, la ritmica inafferrabile del primo sonno contro la mia schiena.
Mentre i tuoi occhi sono chiusi i miei sono sbarrati, colti di sorpresa da un pensiero che non sei tu. Che risale a un tempo così remoto per i miei sentimenti che me ne chiedo il perché. All’improvviso è tutto colorato di un verde tenue, la luce e il sole entrano da finestre che non sono le mie, finestre che non rivedrò mai più. Nelle mie orecchie non c’è il respiro del qui e ora, c’è una voce che non ho più sentito. E non lo so perché. Continuo a sbranare con lo sguardo il muro semibuio di fronte a me, ma quello che vedo è oltre, è a chilometri da qui. Ed è una sensazione che non so capire e che probabilmente non avevo percepito nemmeno quando questo passato era il presente. Ho un crampo di nostalgia tra il seno e la pancia, dove ora è appoggiata la tua mano. Ne ho paura. Perché ora, perché quel momento? Perché mi torna chiara e limpida la visione di un altro noi che è durato un fiato e si è dissolto? Permane quella chiara visione di un pomeriggio pieno di luce, senza nessuna certezza di quello che sarebbe accaduto, del male procurato, inferto, seminato e prolificato intorno che nemmeno si sarebbe potuto immaginare. Mentre male non ne avrei voluto fare, a nessuno. Un senso di colpa mi scuote sin dalle dita dei piedi, intrecciati ai tuoi, in un sussulto di spasmi che tra poco dovrò interrompere, per farti tornare a casa e perché io torni a me. Senso di colpa verso chi? Per cosa? Per non aver cercato di evitare che oggi ci fossero pomeriggi passati da ricordare, voci interrotte, sorrisi che non rivedrò?
Ma quel che conta è questo oggi, che ha un colore pallido e ancora poco convinto, che è figlio del verde tenue di alcuni giorni di primavera, dei colori accecanti dell’estate, del grigio timido delle prime nuvole autunnali. Questi colori, tutti insieme, sono adesso tra le tue braccia e tu non lo sai.
Mentre ti risvegli e ti scuoti, non sai che un attimo prima ero altrove, tremante in un ricordo che non ho cercato che nemmeno so da cosa è stato invocato. Non sai ancora tanto di me. Almeno quanto non so io di me e di certe immagini che mi sorprendono nella quiete di un abbraccio.

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2 thoughts on “Mentre dormivi

  1. Andrea Dévis April 24, 2015 at 9:54 pm Reply

    Mi sono letteralmente ritrovato nelle tue parole. Spesso ci sentiamo soli, dimenticando che il “sentire” è una caratteristica comune a tutti gli esseri umani. Le frequenze possono essere differenti, ma sorrido, leggendo in questo ritratto una splendida sensibilità.

  2. LaLetteraVi April 27, 2015 at 8:09 am Reply

    grazie 🙂

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