La ricerca del dolore

Ti sei convinta, come spesso fai, di aver agito sbagliando.
Hai cercato la soluzione perché le cose andassero meglio, sottoponendoti a un estenuante autocritica, dandoti della stupida hai cercato di ricostruire.
Ma quando ti imbatti in quei grumi di dolore che non ti appartengono, non puoi più farci nulla. Non posso nulla contro la barriera di chi cerca di star male a tutti i costi. Non adrà mai bene niente. E non capirò mai chi si ostina a crogiolarsi nel dolore e a respingere le cose e le persone che potrebbero alleviarlo. Non è una tattica pseudomorettiana del “mi si nota di più se sto male o se sto bene?” È che sembra quasi che lo stare bene porti solo sensi di colpa, inadeguatezza.
Con il tempo ho deciso che per me dovevano contare le cose, anche piccole, che fanno stare bene, che desiderare troppo ardentemente obiettivi effimeri non poteva farli diventare più veri. Non si tratta di accontentarsi, si tratta di cercare di fare piccoli passi verso un pizzico di serenità. Tormentarsi non è la soluzione.
Ho lottato contro demoni altrui, sono stata accondiscendente dimenticando i miei bisogni ed è l’ennesimo muro quello contro cui sono andata a sbattere.
Adesso dovrei decidere di mollare il colpo. Di pensare a me. Eppure mi faccio assalire a mia volta da una sorta di dispiacere, come se potessi salvare il mondo dalle brutture, anche se si tratta solo di una persona.
Non riesco a mandare via chi ha solo egoisticamente schiacciato le mie esigenze per far spazio ai suoi bisogni, che non sono nemmeno chiari. Mi sono fatta travolgere dalle maree di un umore instabile, da una mente che non sa cosa vuole per sé, come può decidere di me? Com’è che accetto ancora di farmi rubare tempo per qualcosa che è evidentemente rotto, lo era sin dal principio?
Continuo a pensare che nulla si ottiene senza sforzi e compromessi, che non esiste perfezione ma perfettibilità, anche nei rapporti a due. Solo che a un certo punto devi anche arrenderti all’evidenza che sei solo tu che stai cercando questa condizione. E a quel punto alzare le mani.
Conta di più che io stia bene? O che salvi le sorti altrui? E rifletto su quanto la maledetta educazione cattolica possa traviare la vita delle persone, quel perpetuo senso di colpa e di responsabilità. È importante dedicare tempo agli altri, ma quando finisci per dimenticare te in virtù delle persone intorno, forse lo stai facendo male.
Punto e a capo. Fosse così facile come scrivere.
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