Silenzi (quasi) perfetti

C’erano le rocce rosse tutto intorno che una dice: come rosse? rosse. Ma non è questo il punto, il punto è quello che provavo in quel momento, tra le rocce rosse, l’acqua limpida a metà coscia, il sole d’agosto. E provavo quella sensazione che si ha dopo una tempesta. Uno scampato pericolo. Davanti alle mie mani c’era il petto irsuto che poche ore prima avrei preso a pugni, fregandome anche di quella cicatrice, che invece ripassavo con un dito come si seguono le righe su un libro amato.
Avevo vinto? No. Avevo perso? No. Ma come si fa a spiegare quella sensazione di pacifica voluttà dopo la lite? Quel trionfo di un sorriso che guizza sulle labbra non appena le tensioni cadono, quell’arco che fa il mio sopracciglio sinistro (non lo vedo, ma lo so benissimo, lo conosco), compiaciuto, ammiccante.
Eravamo piuttosto isolati, la brezza ci passava addosso e ci faceva sentire meno la fatica di un abbraccio appiccaticcio. Ma dovevamo. Si capisce, no? Dopo devi per forza stare un attimo (lungo) così, abbracciati, con gli occhi piantati negli occhi a (non) dirsi “È passato tutto”. L’elettricità nervosa che ti pulsa in ogni muscolo cambia intento e stringi più forte, al punto che puoi sentire chi hai di fronte in ogni piega del corpo. Eravamo così, vicini, pulsanti, inebriati e pieni di parole, in un profondo silenzio.
È sempre stato questo per me l’equilibrio perfetto: non dover dir niente, non sentirsi in obbligo di riempire silenzi, non con le parole almeno.
Anche quella volta che non c’era nulla per cui fare pace, ero a casa di A., nuda sul suo divano, aveva messo su un disco di una band nuova e fumavamo uno da un lato, l’altra dall’altro, i corpi non si toccavano, gli sguardi erano immersi nel niente delle volute di fumo. Silenzio. E non era per ascoltare meglio il disco, non c’era bisogno di dire niente e nessuno dei due sentiva di dover farcire l’aria nemmeno per un “Ah senti, bello questo pezzo”. Stavamo. Sereni in un fermo immagine senza tempo.

Quel tipo di silenzi sono una delle cose migliori che in una vita, in un rapporto, possano capitare. Non devi far capire nulla a nessuno, ti compiaci e lasci tutto dov’è, che è perfetto così. No, va bene, alla perfezione non ci credo, ma così ci si avvicina molto. Shhht, zitti così.
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