Leggerezze sostenibili

Ho appena finito di leggere un libro, il secondo in un paio di mesi. E si potrebbe dire che non è niente di speciale. Una me del passato lo direbbe, almeno. Questa me che scrive che è novembre duemilaquindici, ha a lungo trovato le scuse del tempo, degli impegni, la stanchezza, le pulizie e sì, pure le cavallette, per giustificare l’assenza di un libro tra le mani.
Cosa è cambiato? È che a un certo punto, mentre l’estate stava avanzando nella città, ho deciso una cosa. Ho deciso che dovevo smettere di fare cose che non avevo voglia di fare, o che mi costavano troppa fatica e impegno, anche nei casi in cui questa decisione non mi faceva onore.

Il libro che ho appena finito di leggere è “Il desiderio di essere come tutti” di Francesco Piccolo ed è increbile il tempismo con cui certe parole ti scovino, ti vengano a dire: “Hei, cercavo proprio te, proprio adesso!”. Parla di politica, parla della vita attraversata dalla politica e della cronaca italiana nelle sue sfumature, dal rosa al nero, durante il vissuto dell’autore. Il tessuto del libro si è intrecciato con quella mia scelta di qualche mese fa, che mi ha portata a voler riprendere la lettura come spazio mio, a trovare la concentrazione che prima scappava verso facebook, twitter, instagram, candy crush, qualsiasi cosa non mi facesse sentire troppo pesante lo scorrere del tempo libero. Ero un’ipocrita verso me stessa. Mi sentivo giustificata dai miei impegni nel sociale, dal fatto di essere presa dal mio ruolo nella rivista di architettura, da questo o quell’altro incontro, riunione e tutto quello che facevo per sentirmi una persona migliore.
Quando poi spendevo delle ore davanti a un social mi colpevolizzavo, perché avrei potuto leggere piuttosto, o informarmi in maniera sana.
C’è un passaggio del libro che dice che la superficialità ha diritto di esistere, quanto la profondità. Mi stavo sforzando, troppo, di essere profonda, togliendo alla superficialità il suo valore. Non ero consapevole del fatto che la leggerezza era (è) parte fondante anche del mio essere impegnata.
Ho preso le distanze per un poco da tutti quegli impegni che non mi davano modo di stare con me, che rendevano quasi impossibili i tempi morti. Da un poco in qua ho deciso che per riequilibrare ho la necessità di avere tanti tempi morti da potermici annoiare dentro. Non è ancora successo, di annoiarmi. Sono cosciente che sono passata da un estremo all’altro. Mi rendo conto che arriverò a sentire quella vocina gnaulante che chiamiamo coscienza a biasimarmi per non avere più dato spazio a quella che sarebbe la parte migliore di me. O forse, piuttosto, troverò il modo di dosare superficialità e profondità senza dovermi rimproverare nulla.
Intanto domani inizierò un altro libro e questo mi riempie di gioia. Domani preparerò le polpette per una persona che mi fa piacere avere a cena. E nei giorni a seguire starò spesso sul divano, con i gatti intorno a fare quello che in quel momento mi va di fare, anche niente. O andrò a trovare gli amici, passeggerò nel parco, ascolterò musica, guarderò serie TV, risponderò in maniera fitta a messaggi, mail, commenti. Senza sentirmi in colpa, perché questo mi farà stare bene. E poi magari tornerò a informarmi sulle brutture del mondo, a lottare perché chi è meno fortunato di me possa avere i giusti diritti, a frequentare riunioni e incontri d’impegno sociale. Quando questo significherà comunque stare bene. Mentre lo scrivo mi rendo conto quanto possa suonare stonato, egoistico, ma il punto è che (mi permetto questa scodellata di retorica) per fare bene agli altri devi saperne fare prima a te stessa.
Cosa c’entrava la lettura in tutto questo? C’entra con il mio approccio. Non mi andava di leggere perché pensavo di doverlo fare e di dover dare precedenza al libro di un amico, a quello che mi avevano regalato per il compleanno, ai tanti libri non letti che ho in casa. Ho invece abbandonato questo senso del dovere, sono andata a comprare quel libro che io volevo leggere, che mi aveva incuriosita e da lì è stato tutto più facile. E lì ho ritrovato il mio entusiasmo per la lettura.
Per quanto possibile voglio che la mia vita segua questa regola-nonregola dell’abbandono del dovuto a favore del goduto.
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2 thoughts on “Leggerezze sostenibili

  1. rodixidor November 5, 2015 at 12:19 pm Reply

    “tanti tempi morti da potermici annoiare dentro” è bellissimo ed esprime con grande efficacia una cosa che pensavo in questi giorni, bello trovare dei sincronismi per caso.

    • LaLetteraVi November 5, 2015 at 1:09 pm Reply

      è che non sempre la noia è qualcosa di negativo, almeno questa è una riflessione che ho fatto di recente. a volte è necessaria per capire qualcosa in più del sé.

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