A dispetto della nebbia

Sono passati molti anni dall’ultima follia. Daniela stringe il volante mentre fa pensieri semplici, che la sviino dal considerare la realtà, che la tengano stretta al sogno.
L’autostrada scivola via veloce sotto le gomme, il traffico a quest’ora è quasi inesistente. Canta, per farsi compagnia, per arrivare più in fretta (almeno così le sembra) a destinazione.
Al casello troverà Valerio, l’uomo che non doveva incontrare. Uno di quelli che dalle prime parole sai già di essere in un gran casino. Ha sottostimato le cose, ha pensato che tanto ci era già passata da una situazione simile e sapeva come muoversi.
La verità è che ci raccontiamo tante cose per giustificare le cazzate, o perché abbiamo bisogno di vita. E la vita le scorre dentro facendo quella pazzia: tanti chilometri a tarda – tarda – sera, solo per riuscire a stare insieme a lui. La vita esplode dentro, mentre la luna li guarda immensa e glaciale, con la sua faccia abbacinata, attraverso i finestrini appannati. La vita ha senso nel lasciarsi percorrere il corpo da brividi mai provati prima. Non sa spiegarsi come sia possibile, tante relazioni alle spalle quasi per quanti sono i suoi anni, e riscoprirsi adolescente e provare sensazioni che ancora non sapeva esistessero. E chi se ne frega che dopo dovrà percorrere quei chilometri al contrario, dormire ore che si contano sulle dita di una mano, arrivare all’indomani come fosse ubriaca, nonostante la sobrietà degli ultimi tempi, che nemmeno un bambino. Nulla esiste se non il presente, concentrato in due corpi che riempiono il tempo e due menti che si stupiscono nel sentirsi così affini come si fossero conosciute almeno mezzo secolo fa.
Tutto si ferma nell’attimo in cui il freddo è un concetto astratto e appartiene solo agli altri, là fuori, le mani sono posate sul viso e sulla barba, gli occhi fissi in altri occhi, il jazz che si sospende tra i loro pensieri.
Ci si aggrappa alle follie, perché la vita possa stupirci ancora, riportarci a quegli anni in cui i numeri non erano pesanti e le scelte non erano qualcosa di terribile.
Ore dopo, altra strada, da fare a piedi.
Daniela guarda le foglie gelate che cretipano sotto gli stivali. Adesso il freddo è lì, tra le ossa, le scapole soprattutto. Vorrebbe sorridere un poco, pensando a quei piccoli dettagli che emergono il giorno dopo essere stati bene. E lei è sempre stata una che i ricordi li conserva bene, meglio dei documenti e le bollette. Vorrebbe, ma si frena, come nella notte appena trascorsa, davanti un banco di nebbia densa come il latte. Valerio è nebbia. La nebbia ce l’ha dentro e Daniela la sa riconoscere ormai. Così non sorride, prova a non cercare rifugio in quelle parole che lui sa dire come nessuno mai. Prova a non dare peso a quel filo che sentono a unirli in maniera rara.
è questa nebbia che confonde
e che ci inghiotte sempre un po’
E si sente inghiottita da quella cosa che pensava di dominare. Dalla nebbia di Valerio, che le piace tanto quanto quella vera, tranne quando sta guidando su un’autostrada verso casa.
Daniela va avanti, passo dopo passo, solo questo vorrebbe fare, senza farsi domande, senza chiedere di più, solo vivendo di presente.
Qui non è successo niente
e non credo cambierà
Dentro spera solo di poter avere ancora lune a guardarla mentre è felice, a dispetto della realtà, a dispetto della nebbia.
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One thought on “A dispetto della nebbia

  1. rodixidor November 27, 2015 at 4:44 pm Reply

    🙂

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