A che punto sono?

Negli ultimi mesi ho cercato di guardarmi con più obiettività e distacco, l’autocriticità, quella non è mancata mai, spesso diventando anche troppo feroce. Non so se questo processo sia frutto dei miei quarant’anni, non c’è alcuna intenzionalità, ma per la prima volta in vita mia sento una crescita interiore consapevole, come mai mi era successo prima.
Percepisco un miglioramento in molte cose, soprattutto avverto più spesso una sensazione di gratitudine verso me stessa, per come sono fatta, per come mi comporto.
Col tempo ho imparato la chiarezza, il parlar diretto. Girare intorno alle cose per paura di essere ferita non mi appartiene, di recente ho anche misurato meglio la mia sfrenata voglia di diplomazia che mi portava a indorare pillole che sarebbero comunque state amare. Dire le cose come stanno è sempre il modo migliore per evitare di allungare brodi, procurare confusioni, avvolgere matasse intorno al cuore dei problemi e delle incomprensioni. Certo, non sempre questa mia chiarezza viene ripagata con la stessa moneta, c’è gente che rimane spiazzata dalla verità. Ci sono persone che di fronte a una domanda diretta e civile rimangono in silenzio e nel silenzio svaniscono dalla mia vita. È un bene anche questo, ma è un bene inizialmente difficile da digerire, specie se in un rapporto (di qualsiasi natura) ci hai creduto e hai investito anche solo un granello del tuo tempo. Ci arrivo piano a gestire il dolore, questo sì è un aspetto migliorabile, ma almeno ci arrivo. Ricordo altre situazioni della mia vita nelle quali mi sono incagliata senza riuscire a sciogliere il nodo che faceva male. Alla fine è importante essere indulgenti con se stessi e non pensare di aver avuto delle colpe, delle volte accade semplicemente di non poter avere delle persone accanto nella vita perché i percorsi – veri o metaforici – vanno in direzioni opposte. Quindi non è nemmeno dando la colpa al mondo, agli altri che si può stare meglio.
È un po’ come riuscire a perfezionare una ricetta, facendola e rifacendola impari i trucchi per rendere un piatto sempre più buono. Solo che quel piatto è la mia vita, condizionata dal rapporto con gli altri.
Ci sono tanti aspetti su cui lavorare ancora, come imparare il distacco, essere meno incline ad affezionarmi. Quando vedo predisposizione dall’altra parte ci metto un attimo ad aprirmi e donare, ma quella iniziale apertura, talvolta, si rivela un inganno e sarebbe meglio per me aspettare un attimo in più e mostrami meno disponibile piuttosto che rimanerci male poi.
Mi piace come so essere ironica e mi piace il mio umorismo. Accetto di più il mio corpo, anche se non sono bellissima.
Tutta questa consapevolezza mi fa sorridere di più e forse ammorbare meno chi mi sta intorno. Tanto lo so che anche nelle incertezze più grandi chiedo consigli, parlo, mi confronto e finisco per fare di testa mia, da vera cocciuta.
E riconosco i miei difetti, anche quelli, prendendo le misure e calibrandoli nel bene e nel male. So di essere permalosa, quindi mi prendo in giro anche da sola. So che posso essere spaccapalle, ma a volte può essere un vantaggio.
Non sono ancora arrivata al traguardo, non ci arriverò forse mai, perché tanto la vita è tutto un “provare, provare, provareprovareprovare”, ma intanto che provo, una pacca sulle spalle per dirmi che sono stata in gamba, di tanto in tanto, male non fa.
(Se qualcuno è arrivato a leggere fino qui senza rompersi i maroni ha già tutta la mia stima).
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2 thoughts on “A che punto sono?

  1. enricogarrou April 14, 2016 at 4:35 pm Reply

    È vero la vita è un continuo provare di cercare soluzioni, creare progetti, gestire il wuotidiano, però che incanto questa vita, così complicata ma così affascinante. Tra l’altro adesso che lo dici sai che anche io sono permaloso? Ama che io ci scherzo sopra. Un abbraccio grande

    • LaLetteraVi April 14, 2016 at 6:25 pm Reply

      Mai prendersi troppo sul serio 😉

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