Siamo preziosi

Una sera calda di settembre, fuori dalla zanzariera c’era un tramonto in atto sulla campagna e la pianura imbevuta di vapori industriali.
Aveva appena scritto parole nuove da pubblicare sul blog mentre una finestra lampeggiava per un nuovo messaggio ricevuto. Un sorriso le riempì le labbra e le dita iniziarono a scivolare sulla tastiera, felici di rispondere. Scambi che mettevano aria frizzante nella testa, voglia di non pensare, di vivere e basta. Non le era molto chiaro come, poco dopo, si fosse trovata al volante, verso la tangenziale, verso l’autostrada, con 213 km da fare, anche se era già tardi e cantava a squarciagola “Dove sei tu” in compagnia della Donà. Aveva seguito le indicazioni in maniera scrupolosa fino ad arrivare nel grande parcheggio di un cinema, dove l’avrebbe raggiunta anche lui, dopo i suoi 252 km. Metà strada, per rubarsi dei baci, per sorridere insieme. I due corpi si appiattirono sul lato della sua macchina con troppa passione per poterla sfogare lì e tornare indietro con qualcosa di insoluto.
“Prendi la macchina, la portiamo vicino la stazione, tu vieni con me a casa mia e domattina prendi il primo treno utile per venire a riprenderla. Stai con me stanotte”. Incredula, spiazzata, felice, aveva solo detto sì.
Aveva con sé solo l’abito a fondo bianco e fiori neri, ma non le importava, la vita correva e lei non voleva lasciarla andare via. Le mani non si contenevano, quelle di lui a volte lasciavano il volante per fugaci carezze, le sue non avevano abbandonato il corpo di lui fino all’autogrill. Solo per mangiare qualcosa velocemente, per un caffè che forse sarebbe servito. E si trovarono che era già notte nella città ormai svuotata, come dopo una festa, c’erano uomini a spazzare la piazza, mentre loro entravano nell’appartamento che lui aveva preso pochi mesi prima. Le lenzuola a scacchi verdi, le persiane di legno appena socchiuse a far entrare quell’aria di un’estate ormai vissuta, di un autunno gentile tra le pietre vecchie dei palazzi. Contarono i centimetri di pelle, non contarono le volte in cui, in poche ore, erano annegati nel piacere come non esistesse che quello al mondo, i loro corpi, i loro baci, i loro orgasmi.
“Andiamo a vedere l’alba dalla terrazza laggiù”, come se fosse ritornata la coscienza che sì, esistevano altre cose da vedere oltre i reciproci occhi. Lo scenario in piazza era cambiato di poco, la gente la domenica si crogiolava nel tepore delle case e loro sembravano reduci da una battaglia in un paesaggio quasi spettrale. Affacciati sulla valle ammirarono le luci dei paesi circostanti che piano si spegnevano all’emergere del sole oltre l’orizzonte. Guardavano i panorama e poi si stringevano uno addosso all’altra per il freddo e per la voglia, per avere la scusa di posare ancora una volta le labbra sulle labbra, come due adolescenti alle prime armi con l’amore.
Tornare tra le lenzuola fu un atto dovuto, per fare in modo che il tempo non gli sfuggisse di mano, per non avere troppi rimpianti.
Ore dopo lei era su un treno, con Morrissey che le cantava “Let me kiss you”, lui era tornato in casa, nella vita normale, a mettere di nuovo circa 500 km tra loro.
Pochi altri incontri simili, poi la vita fa il suo corso, le cose cambiano pur rimanendo le stesse.
Quasi dieci anni più tardi, lei vive sempre sola, in un posto diverso, in piena città, con i rumori del traffico invece dei canti delle cicale. Si ritrovano a parlare di tanto in tanto di quella notte, di quelle volte che nel tempo si sono ritrovati perdendosi, con un po’ di nostalgia forse, con un sorriso, comunque.
E si dicono di quanto niente abbia scalfito quell’affetto, quanto continui a essere importante il pensiero che il desiderio di felicità dell’uno e dell’altra sia la cosa che conta di più. Di quanto siano preziosi a vicenda, nonostante quei km di distanza siano sempre lì e non ci siano più folli corse in autostrada solo per toccarsi.
Le si stringe il cuore al desiderio di un abbraccio, di una carezza sulla barba, di un passaggio delle dita tra i capelli per spettinarli, ridendo come bambini.
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2 thoughts on “Siamo preziosi

  1. EroUnaLo' April 20, 2016 at 7:21 pm Reply

    Su Morrissey mi sono commossa! 😉 (molto bello…)

    • LaLetteraVi April 20, 2016 at 7:31 pm Reply

      Grazie 🙂 felice che non sia una cosa solo mia.

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