Voglio il Colosseo

Ora che il vento entra dalla finestra, non trovo nessun motivo per smuovermi e non fare domani ciò che oggi mi distrarebbe da questa isola di minuto piacere: aria, luce, immobilità. Un fermo immagine di me che, seduta sul divano, guardo pochi dettagli ritagliati dal quadrato della finestra. E penso.
Penso a questo distaccarmi da un meccanismo di ricerca che mi ha accompagnata per un anno e mezzo. Ho cercato un’anima affine, con scolara diligenza, che avesse caratteristiche elettive che agli occhi dei più sembrerebbero esagerate. Non volevo accontentarmi e senza rendermene conto stavo accontentandomi più di chi resta per noia o paura della solitudine in relazioni asfittiche. Mi sono accontentata nel pensiero di non poter pretendere nulla dal genere maschile. Mi sono accontentata nella convinzione che non ci fosse qualcosa di giusto per me. Non ci sono pretese troppo alte, ci sono persone inadeguate. Ci sono schiere di uomini e donne sopraffatte da una liquidità dei rapporti in cui dire “ti amo” è un rischio. È una colpa. Amare come l’ultima frontiera dell’essere sfigati. Inanellare rapporti – di spessore spesso inesistente – come fiero vanto da esibire. Ci stiamo consumando come un cestino di ciliege, sperando che quella successiva sia più buona di quella appena mangiata. Siamo collezionisti di momenti, anziché cultori del bello e raro. Non è la speranza ad animarci davvero poi, forse è fame di conquista, molto più probabilmente è insipida elevazione dell’io. Nulla mai basterà a saziare la possibilità di aver perso un’occasione per sentirsi più desiderabili. Non è un enorme controsenso? Aggiungere esperienze per sentirsi più gradevoli? A chi? Forse solo a noi stessi. Stiamo alimentando un individualismo freddo e piatto che non fa crescere nulla a parte l’ego. Avremmo bisogno di più voglia di bellezza coltivata. Le cose più belle hanno avuto bisogno di tempo per diventarlo, di dedizione e lavoro, di impegno nei problemi. Penso alla magnificenza di Roma o del Duomo di Milano, se i loro creatori avessero avuto questo incessante bisogno di cambiare per sentirsi realizzati nell’io, certe opere non sarebbero arrivate a noi. Eppure, anche l’ego è stato appagato. Si tratta di prospettive diverse, di perpetuazione di gesti, talvolta semplici, che portano a grandi e sostanziali risultati.
Per ora ho smesso di contemplarmi e mettere mattone su mattone per la costruzione della vanità, cerco di seminare con ancora più scrupolosità perché le relazioni possano essere, almeno intenzionalmente, un Colosseo. Vorrei smetterla di accusare la fascinazione di parole ben dette, menti all’apparenza brillanti, che in te cercano solo uno specchio in cui sentirsi ancora più soddisfatti di se stessi.

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10 thoughts on “Voglio il Colosseo

  1. rodixidor June 25, 2016 at 4:25 pm Reply

    Molto bello questo post. Lo rileggo, ci sono molti passaggi che mi piacciono molto e voglio riassaporarli. E’ il bello di questo cesto di ciliegie rosse, puoi mangiarle e poi rimangiarle ancora per trattenerne il significato.

  2. intorno June 25, 2016 at 9:16 pm Reply

    Buona semina

    • LaLetteraVi June 27, 2016 at 3:16 pm Reply

      non so se leggere dell’ironia, ma grazie 🙂

  3. Fedifrago ® June 27, 2016 at 6:26 pm Reply

    La ricerca della perfezione è destinata al fallimento, in quanto tutto perfettibile ci sarà sempre “qualcosa di meglio”.
    Non si tratta di “accontentarsi”, ma di capire quando stiamo intimamente bene e quanto invece ci facciamo condizionare dal volere esibire “la preda”

    • LaLetteraVi June 28, 2016 at 10:32 am Reply

      sarà che per me non è mai valso questo pensiero, l’esibizione mi interessa poco. e in tanti invece sembrano concentrati in una ricerca senza fine, in un continuo “avanti in un altro/un’altra”che non permette nemmeno di capire se si sta bene o no.

      • Fedifrago ® June 28, 2016 at 10:39 am

        Credo sia necessario distinguere ….a volte ti accorgi subito che non può funzionare, e quindi credo sia più onesto dirlo subito e lasciar perdere (certo, meglio sarebbe non iniziare neppure …ma a volte ci si lascia coinvolgere). In questo caso “avanti il prossimo” è una conseguenza, più che uno stile di vita.
        Per molti, invece è proprio una continua ricerca; per alcuni di conferme delle proprie capacità seduttive (avevo un amico che era così, e temo lo sia ancora), per altri di qualcosa di “meglio”. Per tutti questi si tratta di scarsa autostima, pochissima introspezione e soddisfazione di se stessi, che cercano di superare attraverso una presunta approvazione sociale

      • LaLetteraVi June 28, 2016 at 10:45 am

        sì ovvio, non includevo il primo caso, accade a tutti di sbagliare e non potersene rendere conto istantaneamente. per il resto dei casi credo si abbia troppo spesso poco riguardo per quello che accade all’altra persona mentre si è impegnati a quietare la propria autostima. credo sia tremendo, soprattutto quando si è coscienti dei fini…

      • Fedifrago ® June 28, 2016 at 12:53 pm

        Non voglio giustificare, ma temo che sovente non ne siano neppure coscienti. Quel mio (ex) amico ha combinato casini allucinanti, e secondo me non se n’è neppure accorto (tranne quando la compagna l’ha sbattuto fuori casa).

      • LaLetteraVi June 28, 2016 at 12:59 pm

        il punto è questo, c’è gente che, “grazie” alla società liquida di cui parlavo, hanno rimarcato ancora di più certi atteggiamenti e faticano a maturare sentimentalmente.

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