Caro papà

Caro papà,

lo avresti mai pensato di ricevere una lettera da me? Ma tu non lo sai di quanto io ami scrivere, almeno quanto tu odi leggere. Forse dovrei formulare i miei pensieri sotto forma di parole crociate, allora sì otterrei la tua attenzione. O magari farli pubblicare su una delle innumerevoli pagine del televideo che a volte girano a vuoto sotto i tuoi occhi, televideo che hai aperto infischiandotene del fatto che mamma o chiunque altro stesse seguendo qualcosa in tv. Audio spento, mi raccomando.
Le parole devono sempre esserti state un po’ sul culo, credo.
Te lo ricordi? Avrò avuto sette o otto anni, quando non ero esanime sotto un nuovo attacco d’asma, mi portavi in campagna con te. Mentre tu ti dedicavi ai lavori più pesanti mi chiedevi di annaffiare i filari di pomodori, melanzane, peperoni… Era una cosa semplice, dovevo solo aspettare che l’acqua arrivasse in fondo al canale per passare il tubo a quello successivo. Non era nulla, ma era il nostro tempo insieme. E non me lo ricordo se parlavamo durante il tragitto, forse ascoltavamo l’opera da qualche cassetta, o Celentano. Mi piange il cuore a non ricordarlo più.
Temo però di non ricordarlo perché non c’erano parole. Di quei silenzi abbiamo riempito le nostre vite. Sono cresciuta più vicina a mamma, contando le volte in cui ti chiedevo di portarmi a pesca con te e tu portavi il figlio maschio, non è un hobby per femmine. No, non lo dicevi ma sono certa lo pensassi. Nel mio cuore spero sempre che quel non detto sia solo frutto del retaggio di una cultura che vuole un padre duro, schivo e di poche parole.
I tuoi occhi quando facevo qualcosa che non dovevo, quelli li ricordo bene: sbarrati, fissi, pieni di parole loro, anche nel silenzio.
Te lo ricordi? Avrò avuto sedici o diciasette anni, la vita del paesello mi aveva portata sempre più vicina a un gruppo di Azione Cattolica. Pensa, oggi sarei d’accordo col tuo disaccordo, ma era l’unico modo che avevo per non stare sempre chiusa in casa a disegnare o a scrivere. Lì le parole ci sono state e mi hanno travolta, addolorata e indispettita. E chissà che pensi oggi che sono una senzadio, che in chiesa non ci vado nemmeno a Natale o a Pasqua.
Non so nulla di quel che pensi di me. Di quel che pensi in generale. Sì, li vedo gli occhi lucidi ogni volta che ritorno a Milano, lo capisco che a volte vorresti indugiare in quegli abbracci di commiato, o non esserci affatto, per pensare che non sia andata via. Ma vorrei delle parole, dei racconti, vorrei sentire affetto e vicinanza più di quanta tu non me ne trasmetta ora.
E chissà perché hai chiesto a mamma (non a me) che ti mandassi una mia foto via messaggio.
Chissà se impareremo a parlare adesso che siamo ancora in tempo. Chissà se riuscirò, io per prima, a trovare una strada che smuova questo silenzio di parole e di gesti, qualcosa che vada al di là del meteo e del tempo, qualcosa che ci rimanga addosso anche a mille chilometri di distanza. Qualcosa che non mi porti a cercare negli uomini la tua ombra o la tua nemesi.
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15 thoughts on “Caro papà

  1. Fedifrago ® July 18, 2016 at 2:03 pm Reply

    È dura …..ma penso sia un fattore di generazione. Anche del mio ricordo ben poche parole, e pensa che ancora adesso (ne ha 88) quando passo a trovare lui e mia madre come saluto mi stringe la mano ….come si farebbe con un qualsiasi conoscente. Mah

    • LaLetteraVi July 18, 2016 at 2:15 pm Reply

      no, su quello almeno vince il sangue del sud, almeno un abbraccio e due baci. (mamma protesta se – a 40 anni – non le do il bacio del buongiorno e della buonanotte)

      • Fedifrago ® July 18, 2016 at 2:21 pm

        Anche mia madre si aspetta i baci, quando la saluto (ne ha 86). Mio padre mi tende la mano, quasi ad anticipare e bloccare altre mie manifestazioni

      • LaLetteraVi July 18, 2016 at 2:43 pm

        che non ti salti nemmeno in mente.

  2. intorno July 18, 2016 at 3:01 pm Reply

    Io sono peggio di lui e mio figlio è peggio di me. Il sangue non è acqua.

    • LaLetteraVi July 18, 2016 at 3:02 pm Reply

      mh, ma io non sono così, anzi. e magari lui pensa che io sia peggio di lui… non se ne esce.

      • intorno July 18, 2016 at 3:12 pm

        accade quando manca la comunicazione diretta 🙂

      • LaLetteraVi July 18, 2016 at 3:13 pm

        esattamente, quello che manca.

      • intorno July 18, 2016 at 3:16 pm

        triste

  3. Ramocchia July 20, 2016 at 8:50 pm Reply

    ❤️

  4. Gisella July 20, 2016 at 9:30 pm Reply

    Intenso. Profondo. L ‘ incomunicabilità è una bestia nera. E quanto brucia….. Ti abbraccio (conosco la rabbia che nasce dalla disparità di trattamento con il figlio maschio, ahimé. …..)

    • LaLetteraVi July 20, 2016 at 10:36 pm Reply

      No, tutto sommato non è rabbia, almeno non per questa cosa. È più una difficoltà a capire.

  5. scrittore5-5 July 25, 2016 at 3:20 pm Reply

    E’ una lettera responsabile e matura. Non conosco la tua età, ma bisogna esser Donna per avere un certo tipo di freddezza e animo per dedicare seppur virtualmente queste parole a un proprio caro. Che dirti Vi, ti posso solo augurare che tutto si risolva. E hai detto bene, tra le righe, il tempo è tiranno. Ti mando un abbraccio, anche se non ti “conosco” molto.
    Ma mi è piaciuta la tua lettera, carica anche di affetto.
    Un sorriso

    • LaLetteraVi July 25, 2016 at 3:27 pm Reply

      grazie delle parole e del sorriso. sì, credo che quarant’anni facciano di me una donna matura, almeno anagraficamente. tra qualche giorno sarò dai miei e proverò a capire se c’è modo di parlare, dialogare, recuperare quello che non ci siano dati.

      • scrittore5-5 July 25, 2016 at 3:33 pm

        Ti auguro il meglio. Spero di avere buone nuove. Aggiornami/ci se
        Ti va

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