Home is where my melancholie is

Essere malinconici e nostalgici significa vivere con i ricordi eternamente stretti tra le dita. Avere biglietti di treno e scontrini sbiaditi dentro scatole, biglietti dei concerti appesi alla parete, foto su foto nella memoria di computer e telefoni. Non ho mai davvero lottato contro questo mio difetto che mi porta a conservare e conservare, non solo materialmente.
Coltivo con cura i ricordi, quelli dei posti, per esempio. Tutti quei luoghi che ho consapevolezza che non rivedrò.
La casa della mia infanzia, dove le chiavi rimanevano sempre attaccate alla porta, per chiunque venisse a trovarci. La stanza d’ingresso, dove mi mettevo naso contro il vetro a guardare la gente o solo la pioggia; Dove coi miei fratelli preparavamo barchette di carta per farle trascinare via dai rivoli che si creavano in strada sotto i forti acquazzoni (questo momento che adesso è scolpito in inchiostro sulla mia pelle, tre barchette, quella centrale è rossa, quella sono io). La camera condivisa da tutti e tre e io e mia sorella che parlavamo a lungo dopo aver spento la luce. La cucina con il camino per le caldarroste e le pignate. Il giardino teatro dei primi sparuti e rari fiocchi di neve che mi portavano poi a piangere delle mani bruciate da quel freddo sconosciuto.
La prima gelateria in cui ho lavorato, appena quattordici anni e già mi destreggiavo dietro il bancone tra palette e macchina per la panna montata, che tanto di anni ne dimostravo già almeno 18. La casa dei proprietari proprio sotto il locale, con i freezer a pozzo dove trattenersi un attimo mentre posavo le torte gelato appena fatte, tiravo un respiro, godevo del vapore ghiacciato che veniva su a contrastare lo scirocco sulla pelle.
La casa della signora Adalgisa, in una via fuori le mura di Urbino. Quella dove il gatto, sordo quanto la padrona, passeggiava sui miei disegni noncurante delle mie urla. Il volume alto del televisore risuonava in ogni stanza, anche quando cercavo di concentrarmi nello studio. Altri vetri da oltrepassare con il mio sguardo, attendendo quella golf blu che mi ospitava per le prime esperienze sessuali che mi portavano nel mondo adulto. Un primo maggio, quando l’Adalgisa non c’era, a guardare il concertone e pensare che avrei voluto essere lì, mentre oggi penso: “Mioddioquantagentemacomesifa”.
Poi la stanza condivisa con Stefania la fanatica di chiesa, ci si maltollerava, cercavamo di esserci il meno possibile, tenendo uno schema di turni taciuti ma ovvi. Uno dei posti dove credo di aver pianto e scritto tantissimo, i quaderni fitti di pensieri che sono da qualche parte, a casa dei miei. La cassetta di Carmen Consoli consumata quasi quanto quella di Mina a sovrapporre alle strofe le immagini di qualcuno che oggi mi chiedo come abbia fatto a farmi perdere la testa. Le foto prese dalle riviste e appese al muro bianco per sentire quello spazio qualcosa di mio.
La stanza alle Serpentine, che si affacciava sul grande salone comune, che chiamarlo salone fa un po’ ridere, ma lì condividevamo i momenti con le altre ragazze. Le orecchiette fatte tutte insieme, la festa di compleanno mia e della madrilena Ana, prima che si scatenasse l’inferno delle feste a ripicca e gli urli per una tranquillità che non c’era mai. La scopa puntata contro la porta esterna quando a due passi da lì c’era stato un assassinio di cui ancora ignoro movente e killer. Dalla finestra ho ammirato i tramonti più belli della mia vita, Urbino ha sempre regalato rossi infuocati su colli a perdita d’occhio o le immense distese di neve, quella vera, che a volte costringeva a non muoversi.
La prima casa milanese, gli abbaini che colavano addosso calore d’estate e pioggia d’inverno. Un’altra camera da dividere per tre, con tanta difficoltà, i vecchi mobili e il pavimento in linoleum, adattarsi era uno stile di vita. I nuovi amici a riempire il poco spazio della cucina, amici persi, amici ritrovati, chi è diventato qualcosa di più e allora non lo avrei nemmeno immaginato.
Poi le liti con Anna e Valeria, le accuse di farmi troppo i cazzi miei, da lì ho capito che io non sono fatta per la condivisione, che è vero, a me piace fare i cazzi miei, ma giuro che pulivo, portavo giù la spazzatura e compravo candele per profumare la casa.
Quella che seguì è difficile definirla casa: pareti rivestite di legno, una finestra che si ergeva su quindici metri quadri scarsi, a riscaldare ci pensava la stufa elettrica, mentre in bagno ho imparato dei favolosi numeri da contorsionista per stare tutta nella doccia. Il computer sul tavolo per scrivere la tesi quando non ero nella pizzeria di Porta Ticinese a sfamare orde sotto effetto alcolico che erano gli impiegati in pausa pranzo del giorno dopo. La pizzeria e casa, nei miei ricordi, si fondono come fossero un posto solo e poco altro vedevo se non la strada alle quattro del mattino –  “Che ce l’hai cinquecento lire?” – non ho mai contato i passi che separavano la pizzeria dalla stanza accanto alla ferrovia e non avevo paura, notte fonda a percorrere tutto il naviglio Pavese fino oltre il ponte, chiudere la porta sull’imperante odore di fritto della ringhiera e toccare il letto con tutto il corpo in un colpo solo. Insieme alla tesi prendeva forma la mia paura del futuro, quella sensazione terrorizzante di essere diventata grande e da lì in poi dovevo “fare sul serio”. Come se in tutti gli anni precedenti avessi scherzato poi.
Faccio un salto temporale, tralascio la mia casa da signora sposata (e prima convivente), che se devo dirla tutta quel periodo lì ha contorni sbiaditi come una cartolina di sessanta anni fa lasciata nell’umido di una cantina.
Penso alla prima vera casa da sola. Tra le campagne nebbiose della pianura lombarda. Se quella casa potesse raccontare cose su di me, mia madre mi disconoscerebbe. Era bello avere un piccolo cortile davanti casa, ho pesino provato a metterci delle piante, ma io delle piante sono una grande esperta nella teoria, nella pratica sono un’esperta nel farle morire.
Mi sono chiesta tante volte come saranno cambiati questi posti nel corso degli anni, chi li abita e li popola adesso. Qualcuno, almeno nella parte esterna, posso ancora vederlo: la casa di quando ero piccina ora non ha più la porta con il vetro per guardare la pioggia, ha una porta da garage e immagino che non sia più una casa pertanto; sono passata davanti alla gelateria in agosto, dopo qualche cambio di gestione, per la prima volta era chiusa e lasciata a se stessa.
La casa in cui vivo ora non è una reggia, quaranta metri quadri che formano gli spazi sufficienti a farmi stare bene. Ha delle pecche, la costruzione è vecchia, il bagno non è mai stato ristrutturato e ha delle piastrelle verdi ospedale con le quali ho giocato per abbinare tutto ciò che c’è dentro, anche lo spazzolino. Quando una cosa è tendenzialmente brutta la soluzione è enfatizzare i difetti al punto da renderla, se non bella, almeno ironica. Insomma, io torno in quella casa, nel mio disordine, nei mille lamenti per quello che manca e mi sento accolta. Questo è. Dico tante volte che dovrei cambiare, che potrei trovare qualcosa di meglio con quello che spendo, e in fondo al cuore so che non è solo una questione di pigrizia, io un’altra casa forse non la cerco perché sono nostalgica ancora prima di lasciarla. E spero di non doverlo fare a breve.
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29 thoughts on “Home is where my melancholie is

  1. intorno September 25, 2016 at 2:39 pm Reply

    Ho anche io bei ricordi dei collegi di Urbino e della mensa, di quando andavo a trovare i miei amici studenti. io ho preferito l’ignoranza.

  2. intorno September 25, 2016 at 2:39 pm Reply

    i ricordi sono un posto accogliente dove rifugiarsi. basta non rimanerci troppo.

    • LaLetteraVi September 25, 2016 at 2:50 pm Reply

      io ci ho costruito un castello con la jacuzzi nei miei ricordi.

      • intorno September 25, 2016 at 5:20 pm

        è per questo che io ho voluto una spaziosa vasca idromassaggio nella mia casa (anche se non è un castello)

  3. intorno September 25, 2016 at 5:19 pm Reply

    alla fine è una questione caratteriale

  4. rodixidor September 26, 2016 at 10:23 am Reply

    A Firenze altri ricordi da custodire in nuove mura 😉

    • LaLetteraVi September 26, 2016 at 10:30 am Reply

      per ora sto cercando in tutti i modi di non andarci (non me la tirare, dai, vuoi che vada a Firenze?)

      • rodixidor September 26, 2016 at 10:32 am

        Firenze è luogo di rinascimento …

      • LaLetteraVi September 26, 2016 at 10:34 am

        non è che per caso ci abiti tu?

      • rodixidor September 26, 2016 at 10:36 am

        Ahahah. No, sono più a sud 🙂

      • LaLetteraVi September 26, 2016 at 10:44 am

        e alloraaaaa, cos’è questo tifo? 😦

      • rodixidor September 26, 2016 at 11:01 am

        Un po’ scherzo ed un po’ penso che cambiare sia sempre migliorare, forse lo vorrei per me …

      • LaLetteraVi September 26, 2016 at 11:05 am

        eh, ma posso cambiare meno radicalmente? scherzi a parte, questo ipotetico trasferimento sarebbe solo un’anticamera di un benservito e vedo poche possibilità per ciò che faccio io in una città come Firenze… al di là di tutto il contorno personale.

      • rodixidor September 26, 2016 at 11:11 am

        Pensavo invece accettare il trasferimento fosse una maniera per sfuggire alla “razionalizzazione” del personale ed in quella ottica cercavo di farti vedere i lati positivi del trasferimento. Se così non è, ovviamente cade tutto il discorso.

      • LaLetteraVi September 26, 2016 at 11:26 am

        mh no, al momento non ho ancora nessun dato certo, ma se questo trasferimento si farà come voci persistenti dicono, sarà per cercare di far andare via la gente in maniera rapida. oltre al fatto che il mio ruolo nella sede di firenze ha poco senso.

      • rodixidor September 26, 2016 at 2:56 pm

        faccio il tifo per te

      • LaLetteraVi September 26, 2016 at 3:06 pm

        :*

  5. szandri September 26, 2016 at 1:09 pm Reply

    Che tuffo nella vita! 🙂 Bellissimo.

  6. Fedifrago ® September 27, 2016 at 8:19 am Reply

    Ho appena lasciato l’ennesima casa, ed ancora non ne ho trovato una nuova come desidero …..vedi tu

    • LaLetteraVi September 27, 2016 at 8:20 am Reply

      perché ti piaceva troppo quella precedente? (e quindi mi verrebbe da chiederti perché l’hai lasciata, ma non vorrei essere troppo invadente)

      • Fedifrago ® September 27, 2016 at 9:27 am

        Storia lunga …molto lunga.
        Quella lasciata non mi spiaceva, per gli spazi ed il silenzio, ma era troppo scomoda come collocazione e non aveva un terrazzo; quella nuova ancora non l’ho trovata con spazio adeguato, terrazzo e zona di gradimento 😉

      • LaLetteraVi September 27, 2016 at 9:43 am

        esoso! 😉

      • Fedifrago ® September 27, 2016 at 9:53 am

        ah …scordavo …e che non sia neppure troppo costosa

      • LaLetteraVi September 27, 2016 at 9:57 am

        con in omaggio la piscina?

      • Fedifrago ® September 27, 2016 at 1:40 pm

        ne ho visto uno carino (attico con piscina) …solo 2.650.000

      • LaLetteraVi September 27, 2016 at 1:52 pm

        in che zona? ci faccio un pensierino.

      • Fedifrago ® September 27, 2016 at 2:14 pm

        San Siro ….ma lo prendo prima io 😛

      • LaLetteraVi September 27, 2016 at 3:03 pm

        guarda, dormi sereno 😀 (sta zona mi perseguita ultimamente, quartiere VIP)

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